» In Italia si consumano troppi antibiotici
L’Italia è un paese ad alto consumo di antibiotici e con molte differenze regionali, non sempre motivate dai diversi contesti socio-demografici. Campania, Sicilia e Calabria mostrano il consumo più alto.
Al contrario, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige sono tra le Regioni che ne consumano meno. Questa disparità è solo in parte spiegabile sulla base di differenze nella struttura demografica e socioeconomica delle regioni, ma è difficile dire in modo chiaro quali siano le regioni più virtuose e quelle meno per quel che concerne il consumo appropriato di questi farmaci.
E’ quanto emerso da una ricerca coordinata dal professor Massimo Filippini dell’Università di Lugano e dal professor Giuliano Masiero dell’Università di Bergamo e di Lugano, che viene presentata in occasione del 2° Health Econometrics Workshop, da oggi a sabato presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Una tre giorni di lavori che, organizzata e promossa da CRISP – centro di ricerca interuniversitario per i servizi di pubblica utilità, Università degli Studi di Milano-Bicocca, facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Roma, Università degli Studi di Bergamo, vede riuniti professionisti e accademici di alto profilo per discutere su nuovi metodi e applicazioni di Econometria Sanitaria.
Gli esperti hanno studiato il consumo di antibiotici in 20 Regioni Italiane per il periodo che va dal 2000 al 2007. I risultati suggeriscono che il prezzo degli antibiotici (prezzo e ticket regionale) e il reddito sono fattori importanti per la comprensione delle differenze regionali nel consumo di antibiotici. Analogamente a quanto emerso da uno studio effettuato sulla Svizzera, anche per l’Italia l’uso pro capite ambulatoriale di antibiotici è pure influenzato dalla struttura demografica della popolazione e dal livello di mortalità.
Inoltre, il livello di consumo di antibiotici di un certo anno sembrerebbe influenzare il consumo di antibiotici nell’anno successivo.